Un unico, irripetibile momento. Un frammento di mondo introiettato, una visione che si fa evento. In ogni singolo sguardo
c’è insomma una storia da raccontare.
In questo sorprendente collage di impressioni e meditazioni, Anita Pichler sovverte le tecniche narrative tradizionali plasmando una lingua capace di pronunciare fenomeni percettivi e processi visivi, di raccontare linee e colori, forme naturali e paesaggi. La sua è una prosa meticolosa e poetica al contempo, dove il fluire delle parole segue un proprio ritmo segreto, quasi ipnotico, dando corpo e sonorità a immagini suggestive e scorci assolutamente originali.
A metà tra racconti e tableaux, i nove testi che compongono il volume, insieme alle riproduzioni pittoriche che li suggellano,
sono un invito ad addentrarsi nella dissonante molteplicità del visibile, nella contraddittorietà dei sentimenti umani, nello spaventoso e af fascinante mistero che è l’esistenza. Esprimono al massimo grado la qualità ineffabile di una scrittura che – sottolinea Helena Janeczek nella Postfazione – “diventa un modo per misurarsi, uscire e rientrare nel mondo circostante”, oltrepassando i confini geografici, linguistici e temporali in cui si è originata. E creando armonia nello sguardo di “entrambi
gli occhi”, vale a dire tra l’Io e l’Altro, il dentro e il fuori, la vita e la morte.
Anita Pichler
Anita Pichler (1948-1997), meranese, è stata tra le più originali e controverse scrittrici sudtirolesi del dopoguerra, la cui opera ha suscitato molti entusiasmi, ma anche sferzanti critiche. La sua è stata una vita errabonda e inquieta. Conseguita la laurea in Slavistica e Germanistica all’Università Ca’ Foscari di Venezia, è redattrice della casa editrice Marsilio al fianco di Cesare De Michelis. Nel 1978 ottiene una borsa di studio presso la Humboldt-Universität di Berlino Est, dove entra in contatto con i più vivaci ambienti culturali e con il drammaturgo Heiner Müller. Tornata a Venezia con l’incarico di lettrice universitaria, pubblica la sua opera d’esordio, il racconto Die Zaunreiterin (1986), per le prestigiose edizioni Suhrkamp, cui fanno seguito Wie die Monate das Jahr (Suhrkamp, 1989), Die Frauen aus Fanis (Haymon, 1992) e le prose liriche Beider Augen Blick (Haymon, 1995). Sempre per Suhrkamp traduce il romanzo di Vincenzo Consolo I sassi di Pantalica (Die Steine von Pantalica, 1996). Trascorre gli ultimi anni tra Venezia, il cantone di Berna e il Tirolo occidentale, prima della morte prematura, che sopraggiunge all’età di quarantanove anni.
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